Tacalabala
Le Bolle di Ossigeno, la rubrica settimanale del direttore Paolo Cosseddu
Oggi parleremo di possesso palla, di aggredire gli spazi, di marcature a uomo e a zona, insomma di politica. Del resto sono appena iniziati i mondiali trumpiani, con le perquise, le deportazioni, il tappeto erboso preconfezionato e srotolato su quello sintetico, e la cerimonia inaugurale con Bocelli (perché serviva un cieco, per non vedere cosa sta succedendo, ma poi per non rischiare si sono assicurati che fosse anche di destra). Comunque, in questo momento non c’è niente di più calcistico della politica, e di più politico del calcio.
Qualche sera fa Pina Picierno ha telefonato in diretta durante un talk show per protestare con Luca Telese, che l’aveva definita “Vannacci di sinistra”. Lui ha spiegato che non intendeva dire quello che lei ha inteso, ma la fuoriuscita dal Pd se l’è presa a male, anche se la verità è che al momento un “Vannacci di sinistra” servirebbe come il pane (magari non proprio Pina Picierno, che non è Vannacci ma nemmeno tanto di sinistra). Servirebbe cioè qualcuno che, partendo da una posizione assolutamente minoritaria, ambigua sul suo essere interna o esterna alla grande coalizione, stimolasse il Campo Largo su una serie di temi fondamentali rispetto i quali dire che fa catenaccio è fare un complimento. Che è esattamente quello che sta facendo Vannacci: l’altra sera, ospite di Lilli Gruber, si è presentato come interprete di una “destra autentica”, che intende fare per davvero ciò che l’attuale destra al governo aveva promesso ma non ha fatto: e ce l’aveva soprattutto con i migranti, ovviamente, ma anche con la difesa della famiglia e dei valori tradizionali, con l’identità e la sovranità da tutelare contro i poteri sovranazionali, e così via, il solito repertorio. Risultato, tutta la destra ne parla, anzi, ne parlano tutti come l’unico elemento in grado di segnare il destino delle prossime elezioni politiche.
Ed è vero che probabilmente è un’ola un po’ esagerata, è pure presto per lanciarsi in pronostici di così lunga portata, però sarebbe tanto, tanto bello se la stessa cosa avvenisse pure nell’altro campo, se insomma ci fosse qualcuno che da sinistra rivendicasse uno spirito autenticamente progressista e socialista, spiegando ad esempio che, se si vota per lui, i miliardari dovranno pagare le tasse, e costringendo tutti gli altri a rispondergli. Per dargli implicitamente ragione, come fa con Vannacci la premier Meloni, che in questi giorni torna a giocare da ala destra, il ruolo che è stato la sua fortuna, e che ha abbandonato nel tentativo di istituzionalizzarsi in questi quattro anni, ma anche per dargli torto, come fa Marina Berlusconi, che fa sapere di volere il ritorno di un centro mediano, d’ordine sì, ma liberale e moderato.
Circola da anni una leggenda su una sessione d’allenamento in cui Arrigo Sacchi fece disegnare una linea sulla trequarti e chiese al suo Milan di giocare solo da quel punto in avanti, perché tanto gli avversari non sarebbero mai arrivati più vicini di così all’area. Avanti di questo passo, la partita che vedremo nel 2027 rischia di andare nello stesso modo. Aldilà della teorica divisione dei compiti tra un M5S che dovrebbe giocare fuori dagli schemi occhieggiando ai populisti, e il Pd che invece dovrebbe rappresentare una squadra di governo e istituzionale (distinzione tutta da verificare ripensando a quanto fosse rigido Conte quando era presidente del Consiglio), l’opposizione che si candida a governare non riesce a imporre le sue tattiche nemmeno durante il riscaldamento. Anche perché fatica a dire cose particolarmente diverse da chi governa, il che induce molti a pensare che allora tanto vale tenerselo.
Quello sui migranti è l’esempio ideale: nell’amichevole andata in onda negli studi di Otto e mezzo, rispondendo all’ex generale che ragliava contro gli irregolari, Gruber ha tenuto a precisare che per carità, nemmeno lei li vuole gli irregolari, laddove nell’immaginario del telespettatore medio lui rappresentava la destra e lei la sinistra, una sinistra borghese e non esattamente operaia, ma comunque una sinistra. Non ha detto nulla di diverso da quello che avrebbe detto qualunque altro rappresentante del Campo Largo si fosse trovato a passare di lì, e di nuovo: se il concetto è che l’Italia è minacciata dagli irregolari, allora meglio affidarsi a un militare fascistoide piuttosto che a Dario Franceschini. Vigliacca se c’è mai uno che invece si perita di spiegare che sono le leggi a rendere irregolari le persone – perché sono persone, prima che definizioni del codice penale -, che le sbattono fuori dal consesso civile, le emarginano e così facendo creano situazioni insostenibili. “Taca la bala”, diceva Helenio Herrera, ovvero “attacca la palla”: e, soprattutto, evita di tirare nella tua porta.
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Avrei anche già il programma, di sole 3 parole: applicare la Costituzione.
Es:
- [...] se si vota per lui, i miliardari dovranno pagare le tasse [...] >> applicazione Art. 53
- [...] sono le leggi a rendere irregolari le persone [...] >> applicazione Art. 3 (e 32, 34, ecc.)
Voilà :)