Vogliamo i generali
di Paolo Cosseddu
Vannacci ha scelto il suo candidato per le prossime amministrative a Milano, si tratta di Carmelo Burgio, generale dei carabinieri in congedo. Dobbiamo aspettarci un’ondata di ex generali in politica, nel prossimo futuro? Nel caso, ci sta bene, ce lo meritiamo.
Era infatti il 2008 quando il quarto governo Berlusconi firmò il decreto Strade Sicure, poi convertito in legge, per impiegare militari come forze di pubblica sicurezza, e da allora nessun esecutivo, di destra, di centrosinistra o di larghe intese ha fatto niente per riportare la normalità. Anzi, un nato del 2008 ha vissuto tutta la sua vita vedendo divise verdi delle forze armate, gipponi, camionette e blindati nei centri storici e davanti alle stazioni, e per lui la normalità è questa. Anche se, a scanso di equivoci, non lo è affatto: quando leggete che Trump minaccia di schierare i militari per le strade, e gli americani sono molto preoccupati che lo faccia, ricordatevi che qui si fa già.
E, a dirla tutta, ci sarebbe di che preoccuparsi anche ogni volta che un governo sceglie un militare o ex militare per gestire questioni civili: se davvero come diceva Clemenceau “la guerra è troppo importante per lasciarla in mano ai militari”, figuriamoci il resto, e da questo punto di vista anche quando Mario Draghi decise di affidare al generale Figliuolo la gestione dell’emergenza Covid sarebbe stato il caso di obbiettare (in tutti i sensi).
Che poi a forza di insistere strillando di emergenza sicurezza a un certo punto qualcuno abbia tratto la conclusione più ovvia, che quindi a questo punto tanto vale candidare direttamente le divise, è una naturale evoluzione e non deve stupire.
Il neocandidato Burgio ha dichiarato che non girerebbe “vicino alla stazione di notte solo e disarmato”, e in questo ha ragione: metti che giri un angolo e ti trovi davanti Vannacci o uno dei suoi, è un bel rischio. Ha pure detto che con lui Milano tornerà “la città della madonnina e non dei maranza”, ben gli sta all’attuale Governo che sul tema – ridicolo, oltre che discriminatorio – ci ha fatto un apposito pacchetto di misure.
Ma è una giusta punizione pure per la sinistra, che sul tema insegue senza vergogna, a livello nazionale così come a quello locale. A questo punto, tanto varrebbe mettersi in scia: in queste settimane c’è stata qualche comparsata televisiva di Franco Gabrielli, ex capo della polizia, e ha pure detto cose condivisibili, come ad esempio quando ha ricordato che “l’ordine pubblico funziona solo se è garantito il dissenso”. Caso raro di guardia che non sembra essere un fascista fatto e finito già a cento metri di distanza, senza bisogno che apra bocca. Il Campo Largo potrebbe risolvere tutte le sue menate sulle primarie e candidarlo unitariamente a leader della coalizione (per carità, si scherza).


Dai vari regimi di colonnelli a quello dei generali: non c'è che dire, noi italiani abbiamo la voglia di primeggiare nel nostro DNA
Sì condivido. Insisto su di un dato importante: il rischio che diventi normalità. Il potere (di destra e non solo) lo sappiamo che a piccole spinte nelle democrazie, altrove è molto più esuberante, tende a normalizzare situazioni che un tempo non si sarebbero tollerate. Come per esempio i militari nelle strade. Sono in Messico e, dopo gli anni più difficili di tensione sociale, la normalità sono i militari e le guardie private armate come dovessero andare in guerra da un momento all’altro… la mentalità militare, lo sappiamo, è lontana dalla democrazia: sei contro, ti elimino